UNA VITA AD ALTA QUOTA!

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Nelle grandi compagnie aeree siamo sconosciuti che dividono, condividono, mangiano, soffrono e gioiscono insieme.

Il tempo libero nel nostro lavoro non manca, e “S” PARLARE, riempire gli spazi, rompere il ghiaccio è fra le nostre attitudini più riuscite.

Quante volte avete risposto alla più gettonata domanda mattutina al tavolo della colazione:”dormito stanotte?”
No! ho deciso di passeggiare su e giù per il corridoio in attesa di un fesso che come me non aveva nulla da fare!”

“Sei andato in bagno?” Come se il tuo transito intestinale sia di dominio pubblico, fra le prime pagine del manuale di bordo.

“Usciti i turni? Che turni hai?” Come se l’ interesse di rivedersi insieme nelle prossime 4 tratte o in una lunga alle Maldive fosse per tutti reale.

Dopo qualche ora insieme si estrapola dal gruppo il tizio fuori dalle righe. Manie non del tutto omologate, risposte poco standard, scende tardi a colazione, a volte salta la cena perché immerso nella sua valigia da marinaio composta da scorte rio mare consumate in camera davanti alla tv, mozzarelle a lunga conservazione fatte scolare nel lavandino, salumi sottovuoto ricchi di conservanti che lo manterranno fresco e asciutto a tempo indeterminato.

Quindi se vi trovate a colazione con qualcuno che conoscete da poco, per rompere il ghiaccio e andare sul sicuro, potete esordire cosi: “Buongiorno, io stanotte dopo 10 ore di volo ho dormito supino piuttosto bene, appena sveglio con quello che ho mangiato ieri sera sono andato in bagno regolare, colore e angolatura normale, i turni non essendo il 15 del mese non sono ancora usciti, ma quando torno vado a casa mia. Tu?”
Voliamo con semplici colleghi che casualmente rivedremo fra qualche volo, oppure delle mosche bianche che diventeranno amici, o meglio, attimi di vita. Uomini e donne che non sono banali avventure ma  storie infinite, che capiscono il nostro mondo, fatto di gambe gonfie e jet lag, di 24 ore da pichagna da Augusto in Brasile a una serata al covo a Mombasa, di sbronze di dawa e di intossicazioni a Nosy Be.
Di valige e crew bag, di turni di assistenza ritagliati addirittura su una Heraklion :atterraggio, decollo, servizio , una passata in bagno e sei subito a terra.
Un mondo ritagliato e circoscritto in un tubo , più o meno lungo, più o meno confortevole, più o meno familiare e amichevole.
Con sigle e alfabeti personalizzati, codici da ricordare e password contro terroristi da memorizzare.
C’è chi ci banalizza a camerieri dell’aria, da una vita troppo agiata e notevolmente pagata.
Chi ci giudica al primo sguardo o chi ci teme anche per andare in bagno😜
Chi ci insulta per sfogarsi da una vacanza andata male o da un ceck-in che lo ha sbattuto in coda incastrato senza respirare. Siamo sconosciuti che si ritrovano lontano, a volte si analizzano, legano e si sbronzano, a volte si raccontano, si sparlano e si amano.
Nasciamo da grandi mamme differenti :Neuros, Banane blu, Ceola style, Sardinia fly.

In base alla divisa che indossiamo ci comportiamo: rigidi ,trascurati, magri ,trasandati. Siamo in crisi e in rivoluzione , con proteste striscioni e presunzioni.
Talvolta siamo ottusi e viziati, perché per andare avanti in questo ambiente cosi delimitato preferiamo allearci e sparlare piuttosto che capire e supportare.
Ci facciamo la guerra pur vivendo nello stesso tubo. Ci limitiamo  a curare il nostro orto senza pensare che a forza di  gettare spazzatura nel giardino del vicino ci intossicheremo con le nostre stesse mani.

Siamo umani con le ali, a volte invidiati ma talvolta sottovalutati.

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