UN GRANELLO DI ZANZIBAR..

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Occhi chiusi.
Solo il rumore del mare.
Il fruscio del vento fa sbattere le foglie di questi mastodontici alberi sulla mia capanna.
Le mani della Mamy che mi massaggiano sono forti e un pò ruvide.
Generalmente le donne del posto sono abituate a lavorare nei campi, accudire i figli ma appena ci sono turisti negli alberghi vicini arrivano da Stone Town, la capitale, e si danno da fare.
Non è il loro mestiere non hanno fatto corsi particolari o esercitano con grandi attestati e lettini regolabili ma con il loro sorriso e una grande stazza.
Aprono le porte delle loro capanne piene di quadri, bracciali, tovaglie, chiedono poco e ti coccolano un pò.
Anche questo è un pezzetto della mia vita

Un paese dove vengo spesso.
Un paese che prova a svilupparsi ma che in questi 10 anni  non ha realmente avuto radicali cambiamenti.
Le strade sono trafficate, piene di camion che sfrecciano in ogni direzione, alcuni colmi di gente, altri trasportano sassi, cemento, sabbia.
I negozi sono piccoli bazar che espongono frutta di stagione , pacchi di riso, banane fritte, samosa con carne e verdure.Screenshot_2015-10-26-09-08-48_1
Il mercato generale non ha un buono odore ma la fragranza delle spezie si mischia un pò al resto e inganna l’ olfatto. Stone Town è la parte vecchia della capitale, difatti in Swahili la traduzione è proprio” città vecchia”.
Le viuzze richiamano le popolazioni che l’ hanno attraversataScreenshot_2015-10-26-09-48-28_1, dagli arabi ai persiani, indiani, moreschi e europei.
Il lungo mare ha tavole apparecchiate di mille colori.
Cibi locali cucinati e serviti sulla strada.
Spiedini di carne e pesce grigliati al momento o impanati, banane , ananas fritte, dolciumi, il naan, il pane indiano che si accompagna a salse speziate, stuzzicano l’appetito.Screenshot_2015-10-26-09-04-03_1
I loro visi sono sorridenti con un leggero velo di malinconia.
Hanno la loro cultura, diverse esigenze e priorità.Vorrebbero di più? Come tutti ma vivono la loro vita senza gelosie e troppe invidie.
I bambini si divertono cantando e ricorrendosi fra loro.
Qualsiasi oggetto è un possibile gioco, la loro fantasia e’ la nostra playstation.

Mi ricordano i racconti della mia nonna come se il tempo per loro si fosse fermato.
Sono tornata dopo aver trascorso qualche giorno.
Ho qualche scellino in tasca.
Il segno dell’ abbronzatura sulla pelle.Screenshot_2015-10-26-17-45-57_1-1
Un pò di sabbia in valigia, i loro sorrisi, l’orticaria data dalla loro lentezza e per la gioia di qualcuno dopo l’ ultima buonissima tisana al Ginger puro un pezzetto di lingua in meno:-)
Karibu!!
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