TAGLIAMO PER CENTRAL PARK

Sono scomparsa, lo ammetto.
Il blocco dello scrittore: non trovi le parole, non credi che ci sia molto da raccontare, il pc che fino a poco prima era il tuo terzo braccio è un piccolo antagonista che ti fissa dall’alto della sua scrivania e non ti resta che alzare i tacchi e andare via.
Blocchi di penna, blocchi di cuore, blocchi nell’ anima.

Un unico legame, che se l’inverno non aiuterà a sciogliere con la primavera pian piano fluirà via.

Scrivere per sorridere, riflettere e trascinare chiunque si voglia perdere con me: in viaggio, nella mia testa, nelle abitudine, nelle pazzie, nella mia vita quasi addirittura monotona.
Solo ora, apprezzo la parola CASA: che non sia solo il punto d’ appoggio fra un volo e l’ altro, uno stanzino dove riporre le mie valigie, quell’insieme di cose che ti circondano ma non ti appartengono.
In questi mesi ho focalizzato il mio tempo, il mio silenzio, qui in quattro mura. Distrae, assorbe, stressa, responsabilizza, e non per vantarmi, nutre il mio ego per un gusto fantastico, elegante, ricercato, bizzarro. Il mio piccolo Taj Mahal racchiuso in un bilocale di 83 mq nell’ Upper Gallarate side (in una frase tutto il mio IO)
Dopotutto era arrivata l’ora di possedere qualcosa che non fossero scarpe, calamite e innumerevoli collezioni di multe!
Vi è mai capitato di svegliarvi, aprire gli occhi, e non capire che ore sono, a quale albergo appartiene questa carta da parati e soprattutto con chi sono?
Per chi svolge una vita normale e finisce ogni sera nel proprio letto può , se è un tipo parecchio audace, capitargli di non riconoscere il partner al proprio fianco l’ indomani mattina, ma io mi perdo, CONTINUAMENTE!
Un serio campanello d’ allarme che questo lavoro ci frulla la testa.
Fortunatamente riesco a riconoscere i dettagli, e dalla carta da parati e i rumori frenetici , ho realizzato di essere a New York.
Solo con questi fusi riesco ad essere mattiniera.


Caffè gigante, scarpe da ginnastica e in un attimo mi fiondo a Central Park.

Una corsetta veloce: 13 km senza una fontanella disponibile, caldo afoso e il totale disorientamento per uscire da quel labirinto.

Le opzioni in quei casi sono 3: apprezzi il momento, i colori della città che si stava svegliando e cerchi di superare la vecchietta che sembrava più in forma e meno provata di me; oppure crolli nel prato morbido e curato che inizia ad invadersi di bambini e coppiette pomiciose davanti a fiori e pic-nic, o scappi da un qualunque cancello e ti rigeneri al primo baracchino disponibile di hot-dog.
Naturalmente l’ idea di poter essere battuta dalla vecchietta è stata più forte e motivante di ogni luce infondo al tunnel.

Ho continuato, fino alla perdita completa della sensibilità, con una percentuale di disidratazione dell’ 98%, ho superato ( in discesa) la centenaria corritrice, e sono morta fuori, da vincitrice, in solitudine, in uno Starbucks sulla Fifth avenue, con un litro di acqua e un chai latte freddo gigante.
Un lavoro che ci toglie, ci frulla, ci sfianca, ma come non amarlo?
Tanto per cambiare in questo momento sono in volo, direzione MIAMI , ma nelle vesti di una passeggera seduta alla 38 f, e dopo 10 ore non vedo l’ ora di bere un aperitivo allo Standard, svaligiare Victoria’s Secret, svenire sul lettino del Nikki Beach e non obbligatoriamente in quest’ ordine.

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