“GLI AEROPORTI SONO IL LUOGO DOVE OGNUNO DA IL MEGLIO DI SE”

 “GLI AEROPORTI SONO IL LUOGO DOVE OGNUNO DA IL MEGLIO DI SE”
Non è farina del mio sacco, ma la frase finale di un film. Un film romantico, dal finale stucchevole e sentimentale. Due innamorati separati da varie vicissitudini, per un falso appuntamento fornito da un’amica, si rincontrano al banco delle partenze. Un attimo di esitazione, un lungo sguardo e un bacio passionale seguito da lunghi  titoli di coda.
Purtroppo nella vita reale non è sufficiente  un solo  incontro al banco del ceck-in per accantonare corna, litigate e incomprensioni, ma anch’io, nel profondo del mio cinismo , ho sempre creduto che quella frase celasse un buon pizzico di straziante verità.
Chi viaggia saltuariamente per lunghi periodi , chi ha deciso di studiare lontano dai propri cari, chi lavora a migliaia di kilometri dalla sua famiglia, chi scappa da luoghi infelici con la speranza di provvedere a chi ha lasciato dietro le sue spalle, a chi ama lontano, a tutti questi , ACCADE. Accade di essere il meglio di stessi per chi si è deciso di lasciare o riabbracciare. A volte si piange , si sorride a crepapelle, si urla di gioia, ci si abbraccia con passione,  ci si bacia senza prendere fiato, si ricevono rose, volano palloncini e si leggono striscioni. Si cerca di trasmettere tutto l’ amore per il  tempo che abbiamo atteso o che ci aspetta.
Poi ci siamo noi, noi comuni volatili,  che nella scena finale del film falchiamo la passerella dell’ aeroporto velocemente, affaticati, ma pur sempre ordinati, e mentre i due innamorati si perdono nell’ idilliaco bacio, ci capita di voltarci a malapena, ma non per guardarli esterrefatti e sconvolti dalle loro gesta, ma semplicemente perchè stanno intralciando il nostro percorso e perchè dopotutto, in quel luogo, siamo noi ad essere le star!
Si perchè oramai siamo cosi abituati a soggiornare in quei spazi sterili che non diamo più molto peso ad un contorno sentimentale. Siamo oramai consapevoli che aperta la porta degli arrivi non troveremo rose, palloncini o cartelli, ma al massimo un rappresentante  in ritardo che ci indirizzerà al nostro pulmino. Siamo cosi in ansia di abbandonare il campo che appena sciolte le righe ci salutiamo frettolosamente e ci dileguiamo nel nulla. Apprezziamo chi ci guarda con ammirazione, a volte sorridiamo, ammicchiamo e dopo lunghe ore di volo pensiamo” sta guardando me o sta fissando le mie calze smagliate?”
In questi giorni sono stata ad Accra, attimi di pura follia come potrete immaginare. Uno di quei luoghi che non inserisco proprio nella mia Top Ten. Un luogo caldo umido, con troppi cantieri in costruzione e cemento alla vista di qualsiasi rooftop.
Un viaggio di lavoro che alcuni di noi cedono amorevolmente al prossimo o che suscita malori improvvisi alla sola apparizione in programmazione.
Con il mio lavoro in questi anni ho imparato ha scovare il lato positivo di ogni destinazione, in questo caso posso dire di aver dormito tanto, riflettuto abbastanza, e dopo esser stata inseguita da un tizio alla guida di un’inquietante jeep nera , che ha ritenuto opportuno  aspettarmi  anche all’ uscita del centro commerciale, ho capito che mia madre aveva ragione quando da bambina mi ripeteva continuamente di NON ACCETTARE CARAMELLE DAGLI SCONOSCIUTI e a mali estremi di INIZIARE A CORRERE!
Nessuna lacrima straziante, fiori o striscioni in aeroporto al nostro arrivo, solo un saluto veloce, chiavi dell’ auto alla mano e una voglia incontenibile di tornare a casa anche solo per 48 ore, perchè per noi strambi volatili, il vostro aeroporto è la nostra casa!
1 Comment
  • Fabio
    novembre 24, 2018

    Mi piace la sua ossimorica osservazione dei “non luoghi” dove passa la sua vita lavorativa che è molta vita biologica.
    Posti belli, finti, provvisori. Tre aggettivi nei quali si ritroverà sicuramente.
    Ma volevo invitarla a riflettere sul vivere i momenti, sul “qui ed ora”.
    Non trova bella la gioia dei momenti in cui si ritrovano con striscioni le persone?
    Ed io nella scena se mi fermo ad osservare, faccio mio quel momento, sebbene non vi sia alcun legame con loro.
    Un modo per essere più leggeri.
    Saluti
    Fabio Carboni
    .

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