CONVERSAZIONI FRA ASSISTENTI DI VOLO= RADIO GALLEY:-)

Riempire gli spazi,  rompere il ghiaccio.

Mille modi di dire per poter semplicemente “S” PARLARE: un appuntamento, in fila dal dottore, alla posta o al lavoro.
Nel nostro lavoro abbiamo molto tempo libero, spazi vuoti da poter colmare, persone sconosciute che dividono, condividono, mangiano, soffrono e gioiscono insieme.

Quante volte avete risposto alla domanda mattutina al tavolo della colazione “dormito stanotte?”
“No! ho deciso di passeggiare su e giù per il corridoio in attesa di un fesso che come me non aveva nulla da fare”

“Sei andato in bagno?” Come se il tuo transito intestinale sia di dominio pubblico, domanda fra le prime pagine del galateo.

“Usciti i turni? che turni hai?” Come se l’ interesse di rivedersi insieme nelle prossime 4 tratte o in una lunga alle Maldive fosse per tutti reale.
Quando si fa gruppo s’ individua quasi sempre l’ anello debole, quello fuori dalle righe che ha manie non del tutto omologate, risponde a domande con frasi poco standard, non si amalgama bene, scende tardi a colazione , a volte salta la cena perché immerso nella sua valigia da marinaio composta da: scorte Rio Mare consumate in camera davanti alla tv , mozzarelle a lunga conservazione fatte scolare nel lavandino,  salumi sottovuoto ricchi di conservanti che lo  manterranno fresco a tempo indeterminato.
Quindi a colazione per rompere il ghiaccio con qualcuno che conoscete da poco potete presentarvi cosi: “Ma stanotte dopo 10 ore di volo ho dormito supino piuttosto bene, appena sveglio con quello che ho mangiato ieri sera sono andato in bagno regolare, colore e angolatura normale, i turni non essendo il 15 del mese non sono ancora usciti ed io quando torno vado a casa mia….”
Voliamo con semplici colleghi che casualmente rivedremo fra qualche volo, oppure delle mosche bianche che diventano amici, o meglio, attimi di vita. Uomini e donne che non sono banali avventure ma  storie infinite, che capiscono il nostro mondo  fatto di gambe gonfie e jet leg, di 24 ore da pichagna da Augusto in Brasile a una serata al covo a Mombasa, di sbronze di dawa e di intossicazioni a Nosy Be.
Di valige e crew bag, di turni di assistenza ritagliati addirittura su una Heraklion :atterraggio, decollo, servizio , una passata in bagno e sei già terra.
Un mondo ritagliato e circoscritto in un tubo , più o meno lungo, più o meno confortevole, più o meno familiare e amichevole.
Con sigle e alfabeti personalizzati, codici da ricordare e password contro terroristi da memorizzare.
C’è chi ci banalizza a camerieri dell’aria, da una vita troppo agiata e notevolmente pagata.
Chi ci giudica al primo sguardo o chi ci teme anche per andare in bagno😜
Chi ci insulta per sfogarsi da una vacanza andata male o da un ceck-in che lo ha sbattuto in coda incastrato senza respirare. Siamo sconosciuti che si ritrovano lontano, a volte si analizzano, legano e si sbronzano, a volte si raccontano, si sparlano e si amano.
Nasciamo da grandi mamme differenti :Neuros, Banane blu, Ceola style, Sardinia fly.

In base alla divisa che indossiamo ci comportiamo: rigidi ,trascurati, magri ,trasandati. Siamo in crisi e in rivoluzione , con proteste striscioni e presunzioni.
Talvolta siamo ottusi e viziati, perché per andare avanti in questo ambiente cosi delimitato preferiamo allearci e sparlare piuttosto che capire e supportare.
Ci facciamo la guerra pur vivendo nello stesso tubo. Ci limitiamo  a curare il nostro orto senza pensare che a forza di  gettare spazzatura nel giardino del vicino ci intossicheremo con le nostre stesse mani.

Siamo umani con le ali, a volte invidiati ma talvolta sottovalutati.

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