224 VITTIME. LA TRAGICA FINE DELL’AIRBUS 321 DELLA METROJET

By 0 No tags Permalink 0

Ma poi non sempre va come dovrebbe andare.
Non ci sono applausi finali.
Non ci sono visi familiari, amichevoli, cartelloni amorevoli all’ arrivo.
Non ci sono racconti infiniti su come sono state quelle tante attese vacanze.
Non ci sono bambini urlanti che abbracciano i propri nonni.
Non c’è che un cartellone di arrivi con uno spazio perennemente vuoto.Screenshot_2015-11-01-19-44-04_1
Non ci sono altro che persone inermi a fissarlo.
Urla, strazi di dolore, silenzi.
Un nastro bagagli continuerà a girare.
Vuoto.
Non ci saranno bagagli da ritirare, nessun familiare, amore o amico da accogliere e nulla da raccontare, perché il volo della compagnia siberiana Metrojet non atterrerà mai all’ aeroporto di San Pietroburgo.
Era di rientro da Sharm el- Sheik .
Dopo poco il suo decollo si è schiantato sulle ispide guglie del deserto del Sinai, per un’avaria.
224 persone di cui 7 membri dell’ equipaggio, 193 adulti, 24 bambini.
Un SOS inviato dai piloti appena riscontrata l’ anomalia e poi il silenzio.
Il radar ha smesso di funzionare dopo 23 minuti dal decollo , senza lasciare nessuna traccia.
Il pensiero del panico che possa averli colpiti è inspiegabile.
Il terrore, la paura , la certezza di non potercela fare.
Sono stati ritrovati senza vita, nessuno escluso.
Un aereo tranciato in due parti.Screenshot_2015-11-01-19-47-54_1_1
I corpi erano lì, intorno al velivolo frantumato, alcuni ancora cinturati, la maggior parte all’interno della carlinga.
Cellulari intatti erano il suono di disperazione di familiari in attesa.Screenshot_2015-11-01-19-45-39_1
Non è descrivibile la paura di chi conosce la sua sorte , di chi è cosciente di non avere piani alternativi, paracaduti di salvataggio, seconde possibilità.
Alcuni di loro avranno pregato il proprio Dio e abbracciato i propri cari.
Altri avranno stretto a se i propri figli, rassicurandoli perché nulla sarebbe andato storto.
Alcuni avranno chiuso gli occhi e atteso l’impatto.
Alcuni avranno cercato lo sguardo del personale di bordo, nella speranza di un improbabile rassicurazione mai arrivata.
L’equipaggio era li ad assicurare la cabina, tranquillizzare bambini , genitori, a seguire tutte quelle procedure studiate nei corsi di preparazione, simulate negli aggiornamenti, ma totalmente diverse quando bruscamente reali.
Rimuovere oggetti appuntiti, cinture allacciate, posizioni di sicurezza da adottare durante l’impatto.
Infine sedersi, cinturarsi e aspettare.Screenshot_2015-11-01-20-05-56_1
Nel frattempo c’è chi ha tentato, lottato fino alla fine, cercando di recuperare, rallentare, non perdere il comando, mandare ancora un SOS , poter atterrare.
I piloti non sono riusciti a riprendere il controllo, si sono visti precipitare verticalmente fino a vedere terra , lo schianto davanti ai propri occhi, la morte in volto.
Si è parlato di un attentato dell’ Isis subito dopo smentito.
Di un problema al motore costatato dai piloti già in sosta a Sharm, ma non accertato.
Si parla, si sparla, ma in conclusione solo le scatole nere sapranno identificare l’ avaria dell’ Airbus A-321 schiantatosi il 31 ottobre alle 6.30 del mattino nei pressi di Hasana.Screenshot_2015-11-01-19-46-21_1
I giornalisti sul posto, con la voce spezzata dalla tragedia pronunciano alcune parole ” solo un terribile incidente, un maledetto incidente!”
Oggi le bandiere a mezz’ asta colorano le balconate degli edifici.
Le preghiere salutano le vittime.
Un boato troppo grande.
Alcune righe su questo foglio per salutare chi aveva ancora il diritto di vivere….

No Comments Yet.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.